Psicosi Facebook per le banche? Ecco i primi casi

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Ci sarà uno scandalo come Cambridge Analytica anche per le banche? Forse, di certo qualche episodio isolato si sta già verificando. Ad esempio l’irlandese Allied Irish Bank (AIB) è stata accusata di aver spiato i propri clienti per aver monitorato i profili social dei possessori di un mutuo.  Lo scandalo, scoppiato nelle scorse settimane, ha molte analogie con le violazioni della privacy imputate a Facebook. L’istituto di credito infatti non avrebbe chiesto alcuna autorizzazione ai clienti, asserendo che l’analisi dei profili avrebbe aiutato a capire meglio i trend economici.

I consumatori però vedono la situazione sotto un ben diverso punto di vista: secondo loro la banca avrebbe usato il monitoraggio per verificare la solvibilità dei clienti, avviando le procedure di rientro al minimo segnale di instabilità. «Sarebbe bastato pubblicare un post contro le banche o una manifestazione di solidarietà verso gli sfrattati per mettere in allerta la Aib», ha dichiarato un broker alla stampa.

Emergenza o psicosi?

L’attendibilità di queste accuse è naturalmente tutta da verificare visto che la banca assicura di aver tenuto un comportamento corretto e di essersi limitata a un normale monitoraggio dei trend di consumo. Quel che è certo è che lo scandalo dei Cambridge Analytica ha reso i consumatori particolarmente sensibili al rispetto della privacy e che i comportamenti che le banche tenevano in passato oggi sono sempre meno accettati. Un tema già affrontato  qui su Challenger Banks. Nel caso dell’istituto irlandese poi lo scandalo è ingigantito anche dal fatto che la banca è controllata al 71% dallo Stato irlandese e dunque in qualche misura anche la politica viene considerata corresponsabile dell’accaduto. Le prime contromisure sono in arrivo: da oggi Aib dovrà chiedere una specifica autorizzazione firmata ai clienti per poter osservare i loro profili social.

 

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