Quello scontro generazionale in banca dietro la disruption tecnologica

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È inevitabile che le nuove tecnologie pongano problemi culturali al mondo della finanza. Soprattutto perché dietro al confronto sempre più serrato tra intermediari tradizionali e fintech c’è anche un confronto tra generazioni, un grande classico in ogni rivoluzione economica. Basta chiedere a un insider che clima si respira in questi anni nelle banche di Wall Street e della Citi. Se l’insider è un senior, di certo non risparmierà pesanti critiche ai colleghi millenials.

«I millenials, penso soprattutto agli analyst nelle banche d’affari, danno la sensazione di concepire il proprio lavoro come un trampolino di lancio verso altri settori piuttosto che come l’inizio di un percorso di carriera interno», spiega a un blogger americano il managing director di una banca di Wall Street. Del resto è sempre più frequente che i giovani banker non aspirino più alla carriera in banca, ma cerchino di passare al più presto in azienda, meglio in una start up fintech con buone chance di crescita.
«Molti analyst fanno carte false per essere reclutati dall’esterno appena finito il tirocinio. Non hanno alcuna intenzione di restare in banca come le precedenti generazioni».

I senior non risparmiano critiche nemmeno al carattere e all’impegno lavorativo dei sottoposti: «I millenials sono alla continua ricerca di gratificazioni e di feedback positivi, molto più di quanto facessero le generazioni precedenti. Inoltre danno spesso l’impressione di essere lamentosi, viziati e ossessionati dalla salute», spiega un altro banker di lungo corso. Luoghi comuni che rendono l’idea dell’incomprensione reciproca e del radicale cambio nei paradigmi professionali. Se prima la finanza era una struttura gerarchica dove i ragazzi erano tenuti all’obbedienza, pena l’esclusione e il fallimento professionale, adesso le opportunità offerte dal fintech aprono una breccia in quel modello e ne mettono in crisi il principio di autorità.  Si pensi solo al fatto che il richiamo esercitato dalle start up tecnologiche non è, almeno per ora, di natura economica (gli stipendi sono mediamente più bassi rispetto a quelli offerti dalle merchant). «Nel fintech i millenials vedono soprattutto un nuovo modello di impresa, più democratico e a misura d’uomo rispetto alle disumanizzanti banche d’affari». Una dimostrazione di quanto le nuove tecnologie possano essere disruptive non solo in termini industriali, ma anche culturali.

 

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