Il digitale innescherà il prossimo risiko bancario

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Il digitale sarà tra i fattori scatenanti dell’imminente risiko bancario non solo in Italia, ma a livello globale. A dirlo è Kpmg in un report che fa il punto sul consolidamento del settore e sulle possibili evoluzioni. Se il 2017 è stato ancora un anno piuttosto statico con poche grandi operazioni di m&a e una forte concentrazione su tematiche regolamentari e patrimoniali, il 2018 potrebbe costituire un punto di svolta.

Da un lato le banche potrebbero tornare a investire per rafforzare la propria presenza regionale, dall’altro l’evoluzione tecnologica dovrebbe giocare un ruolo chiave nei nuovi equilibri del sistema: «il banking sarà fortemente condizionato dall’evoluzione dell’ecosistema finanziario con novità come l’ingresso di nuovi soggetti, il consolidamento fra settori diversi, lo sviluppo delle fintech e il rafforzamento dell’alternative lending», spiega il report.

In uno scenario di queste genere per gli istituti di credito tradizionali il salto dimensionale sarà un passaggio essenziale. Solo così infatti si potranno creare le economie di scala e le sinergie per investire in tecnologia e resistere alla concorrenza sempre più serrata dei nuovi attori del mercato. Se le fusioni tra banche saranno probabilmente la strada maestra su mercati tradizionalisti come quello italiano, altri Paesi stanno sperimentando da qualche tempo strategie alternative.

Negli Usa e in Uk infatti le banche hanno iniziato a guardare oltre i confini del settore, acquistando fintech e società tecnologiche per «accedere a nuovi canali in forte crescita e far leva sulla tecnologia per sviluppare le operazioni interne». Ad esempio Jp Morgan ha comprato la start up dei pagamenti WePay, Bnp Paribas la banca digitale Compte Nickel e Ing è entrata nel capitale di Payvision con una quota del 75%. Non solo. Un’area tecnologica alla quale proprio in questi mesi le banche internazionali stanno guardando è quella della blockchain che sta trovando applicazione soprattutto nel mondo del trade finance e dei pagamenti transfrontalieri. In questo ambito potrebbero registrarsi partnership sia tra banche che tra banche e operatori specializzati anche alla luce dell’entrata in vigore della direttiva PSD2. Se la vicina Francia è già molto attiva in questi nuovi canali (anche grazie all’incoraggiamento esplicito del governo), il sistema italiano appare ancora arretrato e probabilmente sceglierà soluzioni più tradizionali per l’imminente consolidamento.

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