Sui rivali tech il banchiere chiede più regole

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Il tema della regolamentazione è un aspetto centrale nella dialettica tra banche e nuovi intermediari digitali. Se le prime sono sottoposte a rigide autorità di vigilanza e a ferree regole di compliance, le seconde agiscono ancora in una zona franca che rappresenta un indubbio vantaggio competitivo sulle prime.

A sollevare di nuovo il problema è stato Jacques Moscianese, group head of Institutional Affairs di Intesa Sanpaolo, a margine del 13esimo convegno Antitrust a Treviso. «Il potere di mercato oggi viene definito anche nella capacità di ottenere e utilizzare masse enormi di dati e le big tech possono sfruttare questo potere per entrare in altri business», ha spiegato il top manager di Intesa nel suo intervento. «Sia le fintech che le big Tech che offrono servizi simili alle banche dovrebbero essere sottoposti, naturalmente in maniera proporzionata, alla medesima regolamentazione e ai medesimi requisiti prudenziali, presentando gli stessi rischi, secondo il principio same business, same rules, same supervision».

Il problema di un’equiparazione tra banche e fintech sotto il profilo regolamentare è stato sollevato già in diverse sedi e proprio in questi mesi è allo studio della vigilanza bancaria europea. Già alla fine dell’anno scorso ad esempio Bce ha messo in consultazione le linee guida per l’esame delle richieste di licenza bancaria avanzate da fintech, un primo passo verso un intervento di più ampio respiro nel settore.

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Anche i vertici di Bankitalia rivolgono grande attenzione al tema come, da ultimo, ha dimostrato un recente intervento del direttore generale Salvatore Rossi: «La necessità di sottoporre i nuovi fenomeni a qualche forma di regolamentazione rimane un’esigenza imprescindibile, anche se in modi che difficilmente somiglieranno a quelli a cui siamo stati abituati finora», ha spiegato l’alto funzionario di via Nazionale. La questione però è delicata, come riconosciuto dallo stesso Rossi in quella sede: occorre infatti, ha spiegato, «cercare di non ostacolare eccessivamente il progresso perché troppa rigidità potrebbe portare le aziende a dedicare una quantità eccessiva di tempo, persone e mezzi alla compliance con le norme».

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