Svezia divisa tra ritorno al contante e modello cashless

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C’è un laboratorio molto interessante in Europa per tutti i paesi che siano al lavoro su una riduzione del contante. Si tratta della Svezia dove proprio in queste settimane il dibattito sul tema è più vivo che mai. Il governo del paese scandinavo vorrebbe infatti eliminare del tutto il contante per arrivare a un modello cashless dove tutte le transazioni abbiano luogo attraverso sistemi digitali.

La banca centrale, la Riksbanken, non è però dello stesso avviso e il governatore Stefan Ingves ha in più occasioni messo in guardia l’esecutivo dai rischi di cybersecurity a cui il sistema andrebbe incontro. Lo spettro di un attacco russo torna sistematicamente nel dibattito, anche se non è l’unica argomentazione dei difensori del contante. Più in generale si sostiene che l’infrastruttura chiamata a gestire le transazioni dei cittadini dovrebbe andare sotto il controllo pubblico per evitare interferenze o strumentalizzazioni.

Il governo svedese però è sicuro del fatto suo e proprio in questi giorni ha sottoposto all’opinione pubblica una ragione in più per abbandonare il contante: imporre i vecchi mezzi di pagamento metterebbe in crisi le nuove banche online e potrebbe innescare una crisi occupazionale nel sistema bancario. «Invece di convertirsi al modello digitale e offrire nuove tipologie di servizi, la banca potrebbe scegliere di chiudere gli sportelli del tutto, semplicemente perché il modello di business non è più profittevole. Quindi dareste al paese un servizio peggiore di quello che avreste avuto», ha dichiarato il ministro delle finanze Per Bolund in un’intervista. L’argomentazione non è poi così capziosa se si pensa che gran parte del sistema bancario svedese sta investendo pesantemente sui modelli di nuova generazione.

I difensori del contante rispondono però evocando i rischi di una digitalizzazione completa: «Nessun sistema basato sulla tecnologia è del tutto invulnerabile da frode o problemi tecnici», ha spiegato Mattias Skarec, consulente di sicurezza digitale. Il dibattito insomma è in corso ed è difficile prevederne l’esito.

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