Torrepadula, il consulente con il pallino del fintech

Ignazio-Rocco-Di-Torrepadula

Sono ormai numerosi i professionisti della finanza che hanno lasciato i mestieri tradizionali per dedicarsi al fintech. Ignazio Rocco di Torrepadula (in foto) è uno di questi e la sua creatura, Credimi, è una delle start up più interessanti nate negli ultimi anni in Italia. Il concetto di fondo, comune anche ad altre società del settore, è sostituirsi alla banca nell’erogazione di credito alle piccole imprese, realtà che negli ultimi anni faticano sempre di più a finanziare la propria attività.

La soluzione offerta dalla fintech è il credito di filiera, meccanismo attraverso il quale un’impresa di riconosciuta solvibilità garantisce per i propri fornitori, agevolando così l’accesso al credito (e con condizioni migliori) da parte di banche e altri intermediari finanziari. In sintesi, il merito di credito non è più quello solo della piccola azienda fornitrice di servizi, ma quello del grande gruppo a capo della filiera.

Un altro modo per chiamare l’attività di Credimi è supply chain finance, un meccanismo fino a qualche anno sconosciuto in Italia ma molto utile per sostenere i settori più fragili dell’economia in una fase di crescita economica incerta. Tra i vantaggi di questa soluzione c’è anche la sua rapidità di risposta: se mediamente i tempi di un’istruttoria bancaria possono misurarsi in settimane, Credimi è in grado di erogare un finanziamento in pochi giorni, persino in 48 ore.

La mente di questo progetto fintech è stato per l’appunto Ignazio Rocco di Torrepadula che è arrivato al fintech dopo una lunga carriera tra banche e società di consulenza. Il manager ha infatti guidato la practice di istituzioni finanziarie di Boston Consulting Group in Europa Centrale, e si è occupato di corporate banking e venture capital in Banca Akros, nel Gruppo Imi e nel fondo 21 Investimenti. L’idea di Credimi è nata nel settembre 2015 con il nome di Instapartners, ma ha assunto il profilo attuale un anno dopo, anche grazie all’autorizzazione di Banca d’Italia all’esercizio del credito.

La fintech, che tra i suoi soci, oltre al management e al fondatore, conta alcuni nomi noti dell’industria e della finanza come Alessandro e Mauro Benetton, Paolo Merloni, Lorenzo Pelliccioli, Nerio Alessandri, la famiglia Venesio, Hans Paul Burkner (presidente di Boston Consulting Group) e Giovanni Landi (fondatore di Anthilia sgr), è partita con oltre 8 milioni di capitale di rischio, tutti provenienti dal patrimonio dei fondatori e dei soci, senza rivolgersi a banche o investitori istituzionali.

 

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