Una banca italiana su due ignora ancora il digitale

Secondo le nostre indagini la metà delle banche non ha ancora avviato, né sta pianificando, sperimentazioni nelle tecnologie digitali. Le risorse dedicate a questi progetti sono relativamente contenute e concentrate presso gli intermediari più grandi. Questo è l’allarme che il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha rivolto al sistema bancario in materia di innovazione tecnologica nel corso delle sue considerazioni finali.

«In Europa», ha spiegato Visco venerdì 31 maggio a Roma, «l’uso dei canali digitali nell’intermediazione bancaria è in crescita costante. Nell’ultimo decennio la quota della clientela che accede via internet al proprio conto corrente è quasi raddoppiata; il numero degli sportelli si è ridotto di circa un quarto. La diffusione delle tecnologie più complesse (fintech) sta rapidamente trasformando la struttura stessa dell’industria finanziaria. La gestione e l’analisi di insiemi di dati grandi e complessi (big data), l’uso delle tecniche di intelligenza artificiale e di apprendimento automatico (machine learning) e le potenzialità offerte dalle tecnologie dei registri distribuiti (distributed ledgers) modificano l’offerta di servizi; aprono il settore a nuovi concorrenti – tra cui, ma non solo, le cosiddette Big Tech – in grado di sfruttare rapidamente i vantaggi derivanti dalla loro operatività nel campo dell’economia e del commercio digitale».

Stime di mercato, continua la relazione, indicano che gli investimenti in innovazione finanziaria, per la maggior parte riconducibili alle aziende tecnologiche di grandi dimensioni e alle start-up, sono aumentati a livello globale di sei volte negli ultimi cinque anni; hanno superato i 100 miliardi di dollari nel 2018, un terzo dei quali in Europa, ma da noi restano ancora limitati. Le banche italiane stanno ampliando l’offerta online dei servizi tradizionali, con l’obiettivo di accrescere l’efficienza degli assetti organizzativi e gestionali; quasi tutte permettono di effettuare pagamenti, in molti casi anche di piccola entità, attraverso dispositivi mobili; oltre la metà colloca prodotti di risparmio attraverso canali digitali; è ancora contenuto, pur se in crescita, il numero degli intermediari che offrono finanziamenti attraverso portali.

Il ritardo nella risposta alle sfide poste dall’utilizzo delle tecnologie più complesse, procede la relazione di Visco, rischia però di determinare una progressiva erosione delle quote di mercato. Secondo le nostre indagini la metà delle banche non ha ancora avviato, né sta pianificando, sperimentazioni in questo campo, ad esempio nell’impiego di nuovi strumenti per la valutazione del merito di credito. Le risorse dedicate a questi progetti sono relativamente contenute e concentrate presso gli intermediari più grandi. L’uso della tecnologia per offrire servizi personalizzati e con maggiore valore aggiunto può produrre benefici tangibili in termini di riduzione dei costi, ampliamento dell’offerta, miglioramento della redditività.

«Le banche più piccole, per le quali gli investimenti risultano eccessivamente onerosi se realizzati individualmente, possono fare leva su iniziative comuni nell’esternalizzazione di servizi volti a valorizzare l’offerta», ha concluso il governatore. «Alla diffusione delle nuove tecnologie sono però associati anche nuovi rischi, in particolare sul fronte della sicurezza informatica e della protezione dei dati della clientela; a essi va prestata particolare attenzione, definendo con cura i progetti e avviandone per tempo la pianificazione».

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