Unicredit lascia Facebook. Un divorzio previsto?

Le banche diventano selettive nell’uso dei social network: Unicredit ha appena annunciato la decisione di lasciare dal primo giugno Facebook, Messenger e Instagram, restando invece attiva su Twitter e LinkedIn. L’obiettivo, spiega la banca guidata da Jean Pierre Mustier, è «valorizzare i canali digitali proprietari per garantire un dialogo riservato e di alta qualità». Una decisione condivisa anche da Buddybank, l’istituto digitale per iPhone lanciato l’anno scorso, che seguirà la decisione di lasciare le piattaforme social.

Si sa del resto che il rapporto tra banche e giganti digitali non è semplice. Se da un lato la concorrenza che i nuovi player fanno sul lato dei pagamenti è sempre più serrata, dall’altro gli istituti di credito sono ancora molto restii a condividere i dati della clientela. Proprio un anno fa Mustier aveva annunciato l’interruzione delle attività di pubblicità e marketing su Facebook a seguito del caso Cambridge Analytica. Una mossa che all’epoca era stata giustificata con i forti dubbi sul «comportamento etico» del gruppo Usa dopo lo scandalo dei Cambridge Analytica. La sensazione però è che l’etica c’entri poco con questo braccio di ferro tra banche e bigtech.

Basti pensare che molti altri banchieri internazionali hanno messo sotto accusa i colossi tecnologici parlando, molto più concretamente, di concorrenza sleale. Il ceo di Barclays, Jes Staley, ha dichiarato che le banche hanno il «pool di dati più ricco» di tutti i settori, e che dovrebbero imparare a usarlo in autonomia per respingere le ambizioni della Silicon Valley. L’ex numero uno del Bbva Francisco Gonzalez ha avvertito che Facebook e Amazon negli Usa, Alibaba e Tencent in Cina, finiranno per «sostituire molte banche» esortando il Financial Stability Forum a «mettere ordine in questo cambiamento dirompente».

Vero è che, al di là delle posizioni lobbystiche, sullo sfondo c’è una contraddizione non di poco conto: se il sistema bancario è sottoposto a una regolamentazione sempre stringente, i colossi digitali per il momento hanno le mani libere. Eppure finora i legislatori comunitari si sono mostrati piuttosto riluttanti ad agire: «Il nostro timore è che una regolamentazione eccessiva possa soffocare l’innovazione», ha dichiarato Bill Coen, segretario generale del Comitato di Basilea. Una posizione cauta dietro la quale qualcuno vede il tentativo di evitare uno scontro con i giganti Usa. In questo quadro normativo ancora molto magmatico, alcune banche come Unicredit scelgono la strada dello scontro frontale. Difficile dire se sia la soluzione migliore.

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